Editoriali

ELETTRODOTTO TERNA: L’UNICA OPZIONE ACCETTABILE E’ L’OPZIONE ZERO!


elettodotto

Non serve essere né massimalisti né ideologici per capire che l’unica opzione accettabile sulla questione dell’elettrodotto di Terna è l’opzione Z-E-R-O.

Le proposte messe fin qui in campo da Terna, infatti, vanno tutte in un’unica direzione: a discapito dell’interesse collettivo e del territorio bellunese.

Partiamo da questo principio incontestabile (qualcuno provi a sostenere il contrario) perché pensiamo sia necessario riportare il dibattito su un piano più generale, al di fuori di ogni particolarismo nimby che da anni contraddistingue questa vicenda e che è finalmente stato superato dai comitati ma non ancora, purtroppo, dalle varie amministrazioni comunali coinvolte.

Ogni amministrazione comunale, infatti, continua egoisticamente ad agire con il solo scopo di difendere esclusivamente il proprio orticello, non capendo che in questo modo sta dando la possibilità a Terna di gestire questa situazione con un rapporto di forza tale da rendere, come dicono, “inevitabile” la realizzazione di questo progetto e a queste condizioni. Ma è proprio cosi? O forse è proprio la miopia di questo modo di affrontare la situazione che ha permesso a Terna di avere questo rapporto di forza?

Infatti, più le amministrazioni comunali si scannano più Terna riesce ad imporre la realizzazione di questo progetto e a far passare l’idea che l’unica possibilità è quella di scegliere tra le opzioni che lei stessa ha messo sul tavolo, facendo credere alle amministrazioni di essere riuscite a strappare una mediazione.

C’è chi ingenuamente pensa, infatti, che riuscire a bloccare l’elettrodotto a Levego (come prevede l’opzione C) sia una grande vittoria, un importante risultato.

Sveglia Sindaci, Sveglia! Fate finta di non voler vedere o pensate veramente che Terna non abbia altre ambizioni? Cioè pensate veramente che Terna spenda milioni di euro per allargare la centrale di Polpet (su cui si dovrebbe cominciare a fare maggiore chiarezza, soprattutto sui rischi per la salute…) e creare una nuova linea armata a 380 kV (dove passerà solo il 220 kV…?) per poi fermarsi a Levego? Lo pensate veramente? La domanda è chiaramente retorica…

In realtà siamo di fronte ad un cambio di strategia di Terna. Non punta più, infatti, a realizzare gli elettrodotti tutti in una volta, ma stralcio per stralcio, perché ciò gli permette non solo di evitare che si creino fronti comuni di opposizione (anche transprovinciali) ma soprattutto di mettere i comuni limitrofi uno contro l’altro anche tenendo aperte più ipotesi di tracciato che, oltretutto, gli garantiscono una maggiore possibilità di riuscita del progetto. Perché a Terna non interessa tanto il “dove”, ma soprattutto il “come”, ovvero passare al minor costo possibile. Una strategia che sta funzionando, eccome!

Per questo pensiamo che l’unico modo per uscire da questo inganno (perché d’inganno si tratta), che ci vedrà comunque sconfitti nel caso in cui si continui a perseguire questa strada, è quello di provare a ribaltare il tavolo, a mettere in discussione l’ideologica, questa sì, “inevitabilità”, di questo progetto, soprattutto a queste condizioni.

Per farlo, però, dobbiamo riuscire a costruire un rapporto di forza in grado di perseguire questo obiettivo.

E non saremo certo noi, da soli, quelli in grado di farlo.

La prima possibilità è data dal voto di domani (mercoledì 7) in Consiglio Comunale a Belluno.

Noi auspichiamo, infatti, non solo che il consiglio comunale si schieri contro il famoso addendum ma che l’amministrazione comunale del capoluogo, in assenza dell’ente provincia (su cui, anche grazie a questa vicenda, speriamo si cominci a capire la sua importanza), si faccia carico di costruire una coalizione sociale e territoriale ampia che coinvolga, non solo i cittadini, i comitati e le associazioni, ma anche tutti i settori istituzionali bellunesi, dai parlamentari fino ai Sindaci passando per i consiglieri regionali, in grado di portare avanti, una buona volta, un percorso unitario contro l’ennesimo sopruso che questa provincia sta subendo.

Non è più possibile accettare, infatti, che ogni soggetto portatore di interesse privatistico, che sia una piccola azienda o una grande multinazionale, abbia l’agibilità di poter fare sempre il buono e il cattivo tempo sul nostro territorio senza tener conto delle ragioni della collettività. A partire proprio dalla lobby dell’energia, che a vari livelli, continua a camminare sulle nostre teste: dalle centrali idroelettriche (sui cui i comitati e i cittadini impegnati su questo fronte stanno ottenendo grandi risultati), ai black out dovuti alla cattiva manutenzione delle linee, fino ad arrivare alla questione dell’elettrodotto.

E’ necessaria una risposta comunitaria su questi problemi, perché, lo ripetiamo, l’indignazione non basta più e la rassegnazione o l’accettazione passiva “dell’inevitabile” è la più grande nemica di questo territorio.

Redazione BL+  

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