Editoriali

1 commento on A BELLUNO, CAMBIARE SI PUÒ?

  1. gino sperandio

    Credo che il vostro intervento sia importante e positivo per un elemento decisivo:
    come è stato correttamente riportato l’assemblea di venerdi 6 ha segnato un punto di accordo che mi pare non secondario e che forse va esplicitato maggiormente.
    Al di là dell’appuntamento elettorale, della costituzione della lista Rivoluzione Civile (sul giudizio della quale che voi date non concordo, ma non mi pare questo il punto), in assonanza con quanto detto dai partecipanti anche la Redazione di Belluno + ritiene utile ragionare su come costruire un luogo di organizzazione, relazione e analisi comune tra diverse esperienze di lotta e di resistenza oggi presente nella Provincia di Belluno.
    Credo francamente però che ciò non sia sufficiente, o meglio sia necessario esplicitare dei tratti comuni politico programmatici che siano in grado di prefigurare un’arena.
    Per questo, tutti gli interventi che ci sono stati nell’assemblea di Santa Giustina (ancorchè in parte dissenzienti sul percorso che ha portato alla lista di Rivoluzione Civile), hanno proposto di proporre una nuova assemblea che parta dai 10 punti che erano alla base di “Cambiare si può” condividendone i contenuti.
    Tale assemblea non deve chiedere di schierarsi a favore o contro la lista di Rivoluzione Civile, ma verificare se, sulla base, dei contenuti proposti si possa iniziare il percorso per la costituzione di una rete organizzata di individui, organizzati o meno, che costruiscano assieme luoghi di dibattito e occasioni di iniziativa che parta dalla critica del sistema liberista che oggi ammanta la quasi totalità delle forze politiche in campo.
    In quella sede si è pertanto proposto di fare in tempi brevi, io personalmente preferirei che non si volesse aspettare la conclusione, delle lezioni politiche, un appuntamento pubblico.
    Su questo mi rendo disponibile a lavorare, se vi è l’accordo su questo sarebbe utile buttare giù un appello pubblico, che trovi possibilmente uno spettro più ampio di quello che ha indetto e partecipato all’assemblea di Santa Giustina.
    Credo altresì che sarebbe utile anche cercare di coniugare i contenuti proposti da “cambiare si può” in termini locali: io, sommessamente, propongo due temi:
    la questione della democrazia in un territorio, come il nostro. dove marginalità, abbandono della montagna, difesa dei beni comuni, necessita di andare altre alla propgressiva privatizzazione dei centri di gestione e governo (penso a BIM, la stessa riforma della Provincia in ente di secondo grado) di fatto espropria i cittadini di qualsiasi elemento di indirizzo, controllo e decisione, con l’individuazione di nuovi modi e partecipazione dal basso;
    la questione del modello di sviluppo e la crisi del modello industriale nato dopo il Vajont.
    Insomma, proviamoci, separando, come si è detto a Santa Giustina, l’appuntamento elettorale (anche se io credo, al contrario di voi, che la lista Rivoluzione Civile possa essere un aiuto in questo senso), dalla costruzione di questa rete o polo organizzato, con un processo inclusivo ma che abbia dei presupposti politici e programmatici chiari e non nebulosi.
    Ciao Gino

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